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  • Una vacca può produrre dieci volte più latte di un’altra

    Una vacca da latte nell’Unione europea produce in media circa 7.800 chilogrammi di latte all’anno.

    In molti sistemi pastorali la situazione è completamente diversa.

    In Paesi come Mongolia e Nigeria, per esempio, la produzione media dei bovini da latte può essere inferiore a 500 chilogrammi all’anno. La differenza può quindi superare abbondantemente un rapporto di dieci a uno.

    Ma non significa semplicemente che una vacca sia “migliore” dell’altra.

    Negli allevamenti specializzati entrano in gioco razze selezionate per produrre molto latte, alimentazione controllata, foraggi e mangimi ad alta qualità, strutture, assistenza veterinaria e una gestione molto più intensiva.

    Nei sistemi pastorali, invece, gli animali possono vivere soprattutto di pascolo naturale, spostandosi alla ricerca di erba e acqua. Gli input acquistati sono molto inferiori, ma lo sono generalmente anche le quantità prodotte. La FAO descrive proprio questi sistemi come caratterizzati da bassi input e basse produzioni per animale.

    La produttività, quindi, non racconta tutta la storia.

    Una vacca che produce dieci volte più latte può richiedere anche un sistema completamente diverso per poterlo fare.

    Ed è questo uno dei grandi contrasti tra allevamento intensivo e pastorizia: non cambia soltanto quanto produce un animale, ma tutto ciò che serve intorno a quell’animale per ottenere quella produzione.

    Questa e molte altre curiosità sulla pastorizia e sugli allevamenti non intensivi sono raccontate nel Volume 1

  • Ci sono animali allevati dove coltivare sarebbe quasi impossibile

    Quando vediamo un’enorme distesa di pascoli occupata da bovini, pecore o capre, viene spontaneo pensare: non sarebbe meglio utilizzare quella terra per coltivare cibo?

    In molti casi, però, non sarebbe possibile.

    Una parte molto grande dei pascoli mondiali si trova in zone aride, steppe, montagne o terreni troppo poveri e difficili da coltivare. Secondo alcune stime, circa due terzi dei pascoli non sono adatti alla produzione di colture.

    È proprio in ambienti di questo tipo che la pastorizia ha trovato spazio per migliaia di anni. Pecore, capre, bovini, cammelli, yak e altri animali riescono a nutrirsi della vegetazione spontanea e a trasformarla in latte, carne e altri prodotti.

    La mobilità è spesso fondamentale. Nel Sahel, nelle steppe dell’Asia centrale o sulle montagne, le mandrie vengono spostate seguendo le stagioni, l’acqua e la crescita dell’erba. La FAO considera questa capacità di movimento una delle caratteristiche fondamentali dei sistemi pastorali.

    Questo non significa che il pascolo non abbia un costo territoriale: l’allevamento utilizza una parte enorme della superficie agricola mondiale e un pascolo gestito male può degradarsi.

    Ma c’è una differenza importante tra un ettaro di pianura fertile e un ettaro di steppa arida.

    Uno dei ruoli più particolari della pastorizia è proprio questo: produrre alimenti utilizzando vegetazione e territori dai quali spesso non potremmo ottenere direttamente delle colture.

    Questa e molte altre curiosità sulla pastorizia e sugli allevamenti non intensivi sono raccontate nel Volume 1

  • In Mongolia ci sono più di 17 animali da allevamento per ogni abitante

    La Mongolia ha una popolazione di poco superiore ai 3 milioni di persone.

    Ma alla fine del 2023 nel Paese c’erano 64,7 milioni di animali da allevamento.

    Significa più di 17 animali per ogni abitante.

    La maggior parte erano pecore e capre: circa 29,4 milioni di ovini e 24,6 milioni di caprini. A questi si aggiungevano più di 5 milioni di bovini, quasi 5 milioni di cavalli e circa mezzo milione di cammelli.

    Numeri enormi, ma distribuiti su un territorio altrettanto enorme. La Mongolia è uno dei Paesi meno densamente popolati del mondo e gran parte della sua superficie è costituita da steppe e pascoli.

    Qui l’allevamento non funziona come un grande impianto industriale. Gli animali sfruttano soprattutto la vegetazione naturale e vengono spostati seguendo la disponibilità stagionale di acqua e foraggio.

    È un buon esempio di quanto possano essere diversi due sistemi che chiamiamo entrambi “allevamento”: in uno si concentra un gran numero di animali in poco spazio; nell’altro servono enormi estensioni di territorio per sostenerli.

    E in Mongolia questa relazione tra animali, persone e territorio raggiunge proporzioni difficili da immaginare: decine di milioni di animali in un Paese abitato da appena pochi milioni di persone.

    Questa e molte altre curiosità sulla pastorizia e sugli allevamenti non intensivi sono raccontate nel Volume 1

  • Per allevare animali serve molta più terra di quella che vediamo

    Quando pensiamo allo spazio occupato da un allevamento, immaginiamo una stalla, un capannone o un pascolo.

    Ma gran parte del territorio necessario per produrre carne, latte e uova può trovarsi molto lontano dagli animali.

    Bisogna infatti aggiungere i campi utilizzati per coltivare il loro mangime: mais, soia, cereali e altre colture.

    Mettendo insieme pascoli e coltivazioni destinate all’alimentazione animale, circa tre quarti della superficie agricola mondiale sono legati alla produzione zootecnica. È un’area dell’ordine di 38 milioni di chilometri quadrati, paragonabile all’intera superficie delle Americhe.

    Il motivo è semplice: per ottenere un alimento animale bisogna spesso produrre prima un altro alimento. Una parte dell’energia contenuta nel mangime viene utilizzata dall’animale per vivere e soltanto una parte diventa carne, latte o uova.

    Questo non significa che tutti quei terreni potrebbero essere semplicemente trasformati in campi per l’alimentazione umana. Una grande parte dei pascoli non è adatta alla coltivazione, e gli animali possono trasformare erba e altre risorse non commestibili per noi in alimenti.

    Ma spiega perché l’impronta territoriale dell’allevamento è così grande e perché non basta guardare la superficie occupata da una stalla.

    Dietro un animale allevato può esserci una quantità di terra che non vedremo mai: quella necessaria a produrre ciò che mangia.

    Questa e molte altre curiosità sugli allevamenti e sulla produzione mondiale di carne, latte e uova sono raccontate nel Volume 1.

  • Ogni anno macelliamo più di 80 miliardi di animali

    Ottanta miliardi è un numero difficile anche solo da immaginare.

    Eppure è questa la scala raggiunta dalla produzione mondiale di carne.

    Nel 2022 sono stati macellati circa 83 miliardi di animali terrestri nel mondo, secondo i dati della FAO.

    Significa, in media, oltre 220 milioni di animali al giorno.

    E il numero è dominato in modo impressionante dai polli. Nel 2022 ne venivano macellati circa 2.400 ogni secondo. Bovini, suini, ovini e altri animali rappresentano numeri molto inferiori, anche se naturalmente producono quantità di carne molto diverse per singolo animale.

    C’è poi un dettaglio importante: quegli 83 miliardi non comprendono i pesci. Per gli animali acquatici le statistiche sono spesso espresse in tonnellate anziché in numero di individui e le stime sono molto più incerte.

    Numeri di questa dimensione sono diventati possibili grazie alla trasformazione dell’allevamento in un sistema industriale: selezione genetica, mangimi formulati, automazione, controllo dell’ambiente, macelli, trasformazione e catena del freddo lavorano insieme per garantire una produzione continua.

    È l’altra faccia del dato che abbiamo visto ieri. Un singolo pollo può essere prodotto molto più efficientemente rispetto al passato, ma contemporaneamente il numero di animali allevati e macellati ha raggiunto una scala enorme.

    Questa e molte altre curiosità sugli allevamenti e sulla produzione mondiale di carne, latte e uova sono raccontate nel Volume 1.

  • In mezzo secolo abbiamo trasformato il pollo

    Prendete due polli della stessa età: 56 giorni.

    Uno appartiene a una linea genetica rappresentativa dei polli da carne del 1957. L’altro a una linea commerciale del 2005.

    Il primo pesa circa 905 grammi. Il secondo arriva a 4,2 chilogrammi.

    Non è un confronto tra un pollo malnutrito e uno alimentato meglio. In un esperimento pubblicato nel 2014, i ricercatori li allevarono nelle stesse condizioni e utilizzando la stessa alimentazione moderna. La differenza era soprattutto il risultato di quasi mezzo secolo di selezione genetica.

    E non è cambiata soltanto la velocità di crescita.

    Tra le linee del 1957 e quelle del 2005, la crescita è aumentata di oltre il 400%, mentre la quantità di mangime necessaria per ottenere un chilogrammo di aumento di peso si è ridotta di circa il 50%.

    È uno dei motivi per cui l’allevamento moderno riesce a produrre enormi quantità di carne a costi relativamente bassi: ogni animale cresce molto più rapidamente e utilizza il mangime con maggiore efficienza.

    Ma questa trasformazione ha anche un’altra faccia. La selezione per una crescita così rapida può creare problemi muscoloscheletrici, immunitari e di benessere animale, tanto che gli stessi ricercatori indicano questi aspetti tra le sfide della selezione moderna.

    Il pollo che mangiamo oggi, quindi, non è semplicemente allevato in modo diverso: è il risultato di decenni di selezione che ne hanno profondamente modificato crescita ed efficienza.

    Questa e molte altre curiosità sugli allevamenti e sulla produzione mondiale di carne, latte e uova sono raccontate nel Volume 1.

  • Quando un cattivo raccolto dall’altra parte del mondo arriva fino al supermercato

    Che cosa hanno in comune una tavoletta di cioccolato e una tazzina di caffè?

    Entrambe dipendono da coltivazioni concentrate in poche regioni del pianeta. E quando qualcosa va storto in quelle regioni, le conseguenze possono arrivare molto lontano.

    È quello che è successo al cacao nel 2023/24. Maltempo, malattie e parassiti hanno colpito soprattutto l’Africa occidentale. La produzione mondiale è scesa di circa il 13%, mentre la domanda è diminuita molto meno. Il risultato è stato un deficit globale vicino alle 480.000 tonnellate e un’impennata dei prezzi.

    Qualcosa di simile è accaduto al caffè. Siccità, temperature elevate e condizioni meteorologiche sfavorevoli nei principali paesi produttori hanno contribuito a far salire i prezzi mondiali: secondo la FAO, nel 2024 sono aumentati in media del 38,8% rispetto all’anno precedente.

    Naturalmente il prezzo che paghiamo al supermercato non dipende soltanto dal raccolto. Ci sono trasformazione, energia, trasporto, confezionamento, distribuzione e margini commerciali.

    Ma quando la materia prima diventa improvvisamente più rara e costosa, la pressione può propagarsi lungo tutta la filiera.

    È una delle conseguenze della concentrazione che abbiamo visto nei giorni scorsi: un problema agricolo in poche regioni del mondo può trasformarsi in uno shock economico globale.

    E alla fine può arrivare fino alla nostra tazzina di caffè o alla nostra tavoletta di cioccolato.

    Questa e molte altre curiosità sul caffè, sul cacao e sulle loro filiere globali sono raccontate nel Volume 1.

  • Il Volume 1 arriva su nuovi store e il Volume 2 è al 70%

    Il progetto continua a crescere: dopo la pubblicazione del primo volume dedicato a Cibo e agricoltura, si stanno ampliando i canali attraverso i quali è possibile acquistare l’ebook, mentre procede la scrittura del secondo volume.

    Il Volume 1 è disponibile su tre store

    L’edizione digitale di Grandi Numeri, Grandi Impatti – Volume 1: Cibo e agricoltura è attualmente disponibile su tre piattaforme:

    • Amazon
    • Apple Books
    • Leanpub

    Sul sito GNGI è stata creata una pagina dedicata, Ebook Volume 1, dalla quale è possibile scegliere lo store preferito e raggiungere direttamente la pagina del libro.

    Ma la distribuzione non si fermerà qui.

    Presto una distribuzione molto più ampia

    È in corso anche la procedura di pubblicazione attraverso StreetLib. Una volta completata, il Volume 1 potrà raggiungere numerosi altri store e servizi digitali.

    Tra quelli selezionati ci sono Barnes & Noble, Bidi, Casa del Libro, Google Play Store, Hoepli, Il Giardino dei Libri, Kobo, Libreka, Libreria Universitaria, StreetLib Store, Unilibro e Webster.

    La distribuzione comprenderà inoltre servizi in abbonamento come BookBeat, Dreame, Leamos, Media365, Perlego, Skoobe e YouScribe, oltre al servizio bibliotecario Odilo.

    La disponibilità effettiva sui singoli servizi dipenderà dai tempi di elaborazione e approvazione delle diverse piattaforme. La pagina degli ebook verrà aggiornata progressivamente con i nuovi collegamenti.

    Intanto il Volume 2 è arrivato al 70%

    Parallelamente alla distribuzione del primo libro, continua il lavoro sul Volume 2 di Grandi Numeri, Grandi Impatti, dedicato all’energia.

    La scrittura dei capitoli ha raggiunto circa il 70%.

    Il nuovo volume affronta il sistema energetico attraverso lo stesso approccio utilizzato per cibo e agricoltura: partire dai grandi numeri, confrontarli, contestualizzarli e cercare di capire che cosa significano realmente.

    Il lavoro non terminerà però con l’ultimo capitolo. Una volta completata la prima stesura inizierà la fase di revisione, durante la quale l’intero volume verrà ricontrollato per verificare dati, fonti, coerenza tra i capitoli, chiarezza espositiva e impaginazione.

    Obiettivo: Volume 2 prima della metà di ottobre

    Il programma attuale prevede di completare scrittura e revisione nelle prossime settimane, con l’obiettivo di pubblicare il Volume 2 prima della metà di ottobre.

    Nel frattempo continueranno sia l’espansione della distribuzione del Volume 1 sia la pubblicazione sul blog di approfondimenti tratti dai capitoli del progetto.

  • Il cacao nasce ai tropici, ma gran parte del suo valore si crea altrove

    Il cioccolato è uno dei prodotti più familiari nei supermercati europei. Ma la sua materia prima nasce molto lontano.

    Il cacao cresce nella fascia tropicale e la produzione mondiale è fortemente concentrata. Costa d’Avorio e Ghana sono da soli protagonisti di una parte enorme del raccolto globale.

    Ma produrre cacao e produrre cioccolato sono due attività molto diverse.

    Le fave raccolte nelle piantagioni devono essere fermentate, essiccate, trasportate e poi trasformate. Dal cacao si ricavano pasta, burro e polvere, che diventano a loro volta ingredienti per cioccolato e moltissimi altri prodotti.

    Ed è lungo questi passaggi che il valore aumenta.

    Un agricoltore tropicale vende una materia prima agricola. Alla fine della filiera, quella stessa materia prima può trovarsi in una tavoletta confezionata, distribuita e venduta a un prezzo molto più elevato.

    L’Europa ha un ruolo enorme in questa seconda parte della storia: importa grandi quantità di cacao pur non potendolo praticamente coltivare, e ospita una delle principali industrie mondiali di trasformazione e produzione di cioccolato.

    La geografia di ciò che produciamo e quella del valore che ne ricaviamo non coincidono necessariamente.

    Questa e molte altre curiosità sul caffè, sul cacao e sulle loro filiere globali sono raccontate nel Volume 1.

  • Il caffè che beviamo nasce in una piccola parte del pianeta

    Il caffè si beve praticamente ovunque. Ma si può coltivare soltanto in una parte relativamente ristretta del mondo.

    Le condizioni adatte si trovano soprattutto nella fascia tropicale, tra America Latina, Africa e Asia.

    E la produzione è molto concentrata. Brasile e Vietnam, da soli, rappresentano una parte enorme del raccolto mondiale, mentre altri grandi produttori sono Colombia, Indonesia ed Etiopia.

    Nel 2024/25 la produzione mondiale è stata di circa 10,7 milioni di tonnellate di caffè verde.

    Può sembrare una quantità enorme. Ma dietro le tazzine consumate ogni giorno nel mondo c’è una filiera che parte da un numero relativamente limitato di regioni agricole.

    Questo rende il mercato vulnerabile: siccità, temperature anomale, piogge eccessive o malattie in una delle principali aree produttrici possono ridurre l’offerta e contribuire a far salire i prezzi a migliaia di chilometri di distanza.

    Il caffè è una bevanda globale prodotta da una geografia sorprendentemente concentrata.

    Questa e molte altre curiosità sul caffè, sul cacao e sulle loro filiere globali sono raccontate nel Volume 1