Quando pensiamo allo spazio occupato da un allevamento, immaginiamo una stalla, un capannone o un pascolo.
Ma gran parte del territorio necessario per produrre carne, latte e uova può trovarsi molto lontano dagli animali.
Bisogna infatti aggiungere i campi utilizzati per coltivare il loro mangime: mais, soia, cereali e altre colture.
Mettendo insieme pascoli e coltivazioni destinate all’alimentazione animale, circa tre quarti della superficie agricola mondiale sono legati alla produzione zootecnica. È un’area dell’ordine di 38 milioni di chilometri quadrati, paragonabile all’intera superficie delle Americhe.
Il motivo è semplice: per ottenere un alimento animale bisogna spesso produrre prima un altro alimento. Una parte dell’energia contenuta nel mangime viene utilizzata dall’animale per vivere e soltanto una parte diventa carne, latte o uova.
Questo non significa che tutti quei terreni potrebbero essere semplicemente trasformati in campi per l’alimentazione umana. Una grande parte dei pascoli non è adatta alla coltivazione, e gli animali possono trasformare erba e altre risorse non commestibili per noi in alimenti.
Ma spiega perché l’impronta territoriale dell’allevamento è così grande e perché non basta guardare la superficie occupata da una stalla.
Dietro un animale allevato può esserci una quantità di terra che non vedremo mai: quella necessaria a produrre ciò che mangia.
Questa e molte altre curiosità sugli allevamenti e sulla produzione mondiale di carne, latte e uova sono raccontate nel Volume 1.
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