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  • Come si è evoluto il metodo di Grandi Numeri, Grandi Impatti

    Quando ho iniziato a lavorare a Grandi Numeri, Grandi Impatti, l’intelligenza artificiale era già parte integrante del progetto. Mi consentiva di esplorare una quantità di materiale che sarebbe stato difficile gestire da solo, confrontare fonti, individuare ordini di grandezza, mettere in relazione dati provenienti da ambiti diversi e costruire rapidamente una prima struttura del testo. Con il tempo, però, è diventato sempre più evidente che il vero problema non era soltanto trovare più informazioni o scrivere più velocemente, ma costruire un processo capace di distinguere con chiarezza tra ciò che era stato trovato, ciò che era stato verificato, ciò che meritava davvero di entrare nel capitolo e il modo migliore per raccontarlo.

    Nelle prime fasi del progetto ricerca e scrittura erano molto più vicine. Il materiale raccolto tendeva a trasformarsi presto in prosa, e la verifica interveniva soprattutto durante le revisioni successive. Era un approccio utile per superare la pagina bianca e dare rapidamente forma a un argomento, ma presentava un limite importante: una volta che una spiegazione era stata costruita in modo convincente, diventava più difficile separare la qualità narrativa dalla solidità dei dati sui quali quella narrazione si appoggiava. Una stima poteva essere plausibile ma riferirsi a un perimetro diverso, due numeri potevano sembrare confrontabili pur usando definizioni differenti, oppure una fonte autorevole poteva non sostenere esattamente l’affermazione che il testo le attribuiva. La fluidità della prosa rischiava quindi di arrivare prima della verifica.

    Da qui è nata l’evoluzione della metodologia attuale, che separa molto più nettamente ricerca, controllo delle informazioni, progettazione narrativa, scrittura e revisione. L’obiettivo non è rendere il processo più complicato per principio, ma spostare i controlli nei punti in cui sono più utili, così che il capitolo possa essere allo stesso tempo più rigoroso nei contenuti e più scorrevole nella lettura.

    La ricerca viene separata dalla scrittura

    Oggi ogni capitolo comincia dalla definizione del perimetro. Prima di cercare dati, decido quali domande deve affrontare, quali aspetti appartengono invece ad altri capitoli, quali sovrapposizioni devono essere evitate e quali ordini di grandezza possono davvero aiutare il lettore a capire il fenomeno. Questo passaggio serve a impedire che il capitolo diventi un contenitore di informazioni interessanti ma prive di una funzione precisa.

    Una volta stabiliti questi confini, la ricerca approfondita viene svolta con OpenClaw, che esplora le fonti e prepara un dossier strutturato. Il suo compito non è scrivere il capitolo, ma costruire la base documentale sulla quale il capitolo potrà essere progettato. Nel dossier vengono raccolti i dati potenzialmente rilevanti, le fonti effettivamente consultate, gli anni e i territori di riferimento, le definizioni utilizzate, le eventuali divergenze tra stime e le lacune ancora aperte. In questo modo la ricerca produce prima di tutto materiale verificabile, non una storia già confezionata.

    Il dossier passa quindi a ChatGPT Work, che lo legge integralmente, confronta i dati, controlla unità, denominatori, date e definizioni, individua duplicazioni e separa le informazioni solide da quelle troppo fragili o ridondanti. Questo passaggio è fondamentale perché consente di decidere quali dati siano effettivamente utilizzabili prima che vengano inseriti in una narrazione. Se due fonti descrivono grandezze simili ma non direttamente confrontabili, il problema viene affrontato qui; se una stima è interessante ma metodologicamente debole, viene esclusa oppure accompagnata dalle cautele necessarie.

    La narrativa viene progettata prima della prosa

    Solo dopo il consolidamento del dossier si passa alla costruzione del brief narrativo. ChatGPT Work prepara una prima proposta che definisce la domanda centrale del capitolo, la tesi, il percorso logico, l’ordine delle sezioni, i dati che devono sostenere ciascun passaggio, gli esempi principali e il tipo di conclusione verso cui il testo dovrebbe arrivare.

    Anche questa proposta, però, non viene considerata definitiva. Il dossier e il brief vengono sottoposti a Gemini, che svolge una funzione critica: cerca eventuali lacune, squilibri, sovrapposizioni, passaggi deboli o esempi che non sostengono davvero il filo del capitolo. ChatGPT Work valuta queste osservazioni, verifica quelle che richiedono un controllo fattuale e rielabora la struttura quando i rilievi sono fondati. Il brief narrativo nasce quindi da un confronto tra i due strumenti, non dall’output di uno solo.

    A questo punto intervengo io. Le decisioni editoriali restano infatti sotto la mia responsabilità: stabilisco se il perimetro è corretto, valuto le alternative narrative, decido quali osservazioni accettare, quali dati meritano spazio e quali invece devono essere esclusi, e approvo l’architettura del capitolo prima che inizi la stesura. L’intelligenza artificiale mi offre capacità di ricerca, confronto e revisione molto più ampie, ma non decide autonomamente quale libro sto cercando di costruire.

    La scrittura arriva soltanto dopo

    Quando il dossier è stato consolidato e il brief narrativo è stato concordato, ChatGPT Work scrive la bozza completa. Anche in questa fase esistono vincoli precisi: il testo deve attenersi ai dati, alle fonti, alle cautele e alle esclusioni già stabilite, senza introdurre liberamente nuovi numeri soltanto perché sembrano rendere il racconto più interessante.

    La prima revisione viene poi separata in due controlli distinti. Il controllo narrativo verifica la progressione del ragionamento, le transizioni, il ritmo, la chiarezza, il valore didattico e la capacità della conclusione di rispondere davvero alla domanda iniziale. Il controllo fattuale torna invece su numeri, fonti, unità, denominatori, calcoli, date e coerenza con gli altri capitoli. Separare questi due piani aiuta a evitare due rischi opposti: avere un testo molto corretto ma pesante, oppure una prosa molto fluida che abbia perso per strada una cautela importante.

    Una revisione indipendente prima della mia lettura

    Quando la bozza ha già superato questi controlli, entra in gioco nuovamente Gemini, ma con una modalità diversa. In questa fase riceve soltanto il capitolo e un prompt neutrale, senza il dossier, il brief narrativo o l’elenco dei problemi già discussi. L’obiettivo è ottenere una lettura quanto più possibile indipendente, capace di individuare contraddizioni, ripetizioni, passaggi poco chiari, tecnicismi non spiegati, parti dispersive o affermazioni dubbie senza essere condizionata dal percorso che ha portato a quella versione.

    Le osservazioni di Gemini non vengono accettate automaticamente. ChatGPT Work verifica i rilievi fattuali e quantitativi, distingue i problemi reali dalle preferenze stilistiche e applica soltanto le correzioni che risultano fondate.

    Solo dopo questo passaggio il capitolo arriva alla mia lettura completa. È qui che valuto il testo come parte del libro, non soltanto come insieme di dati corretti. Posso decidere di eliminare un esempio corretto ma poco utile, semplificare un passaggio troppo tecnico, chiedere più spazio per un aspetto che considero essenziale oppure modificare la struttura se la lettura complessiva non funziona come dovrebbe. Dopo queste modifiche viene ripetuto il controllo fattuale e tecnico; un nuovo passaggio con Gemini viene utilizzato soltanto quando le modifiche sono abbastanza estese da giustificarlo o quando rimane un dubbio specifico.

    Perché questo dovrebbe produrre testi migliori

    Il vantaggio principale di questo metodo non è avere più revisioni, ma assegnare a ogni fase una funzione diversa. OpenClaw cerca e organizza il materiale; ChatGPT Work consolida il dossier, costruisce la narrativa, scrive e verifica; Gemini introduce punti di vista critici in momenti diversi del processo; io mantengo il controllo sulle scelte editoriali e sulla versione finale.

    Questa separazione permette di aumentare il rigore senza trasformare il libro in una sequenza di cautele e note tecniche. Se le incertezze sui dati vengono affrontate prima della scrittura, la prosa può diventare più semplice. Se la narrativa viene progettata prima di scrivere migliaia di parole, il capitolo ha meno bisogno di essere aggiustato successivamente con collegamenti artificiali o ripetizioni. Se un secondo sistema legge il risultato senza conoscere il percorso che lo ha prodotto, aumenta la probabilità di individuare problemi che chi ha seguito tutto il lavoro tende ormai a non vedere più.

    L’obiettivo finale rimane quello che ha dato origine a Grandi Numeri, Grandi Impatti: usare i numeri per costruire prospettiva, non per accumulare dati. Il processo è diventato più articolato proprio per rendere il risultato più semplice da leggere, più difficile da ingannare con una frase ben costruita e più vicino alle decisioni editoriali che voglio prendere io, non a quelle che prenderebbe autonomamente uno strumento di intelligenza artificiale.

  • I fertilizzanti azotati contribuiscono a nutrire circa metà dell’umanità

    Pochissime invenzioni industriali hanno avuto un impatto sull’alimentazione mondiale paragonabile a quello del processo Haber-Bosch.

    All’inizio del Novecento questo processo rese possibile produrre ammoniaca su larga scala utilizzando l’azoto presente nell’aria. Da quell’ammoniaca derivano molti dei fertilizzanti azotati utilizzati dall’agricoltura moderna.

    Quanto è importante questa tecnologia?

    Uno studio pubblicato su Nature Geoscience ha stimato che nel 2000 circa il 44% della popolazione mondiale fosse sostenuto dalla produzione agricola resa possibile dai fertilizzanti azotati sintetici. Nel 2008 la stima era salita al 48%.

    In altre parole, circa metà dell’umanità dipende, direttamente o indirettamente, dall’azoto prodotto industrialmente per mantenere gli attuali livelli di produzione alimentare.

    Non significa naturalmente che possiamo dividere il pianeta in persone “nutrite dai fertilizzanti” e persone che non lo sono. È una stima modellistica: cerca di valutare quanta popolazione possa essere sostenuta dalla produzione agricola resa possibile dall’azoto sintetico. Studi successivi continuano comunque a collocare l’ordine di grandezza intorno alla metà della popolazione mondiale.

    C’è però un secondo numero sorprendente.

    L’azoto utilizzato in agricoltura non viene interamente trasformato in raccolto. Una stima globale per i cereali collocava l’efficienza di utilizzo dell’azoto intorno al 35%: il resto può rimanere nel sistema oppure disperdersi attraverso diversi percorsi, contribuendo per esempio all’inquinamento delle acque, alle emissioni di ammoniaca e alla formazione di protossido di azoto.

    È uno dei grandi paradossi dell’agricoltura moderna: abbiamo imparato a prendere l’azoto dall’atmosfera e a trasformarlo industrialmente in fertilizzante, contribuendo a sostenere miliardi di persone, ma dobbiamo ancora diventare molto più efficienti nel modo in cui lo utilizziamo.

    Questa e molte altre curiosità sui fertilizzanti, sui nutrienti e sull’agricoltura sono raccontate nel Volume 1.

  • Rinnovabili e nucleare producono già circa il 42% dell’elettricità mondiale

    Quando si parla di transizione energetica, i dati sull’elettricità mostrano un cambiamento già molto visibile.

    Nel 2025, rinnovabili e nucleare hanno prodotto insieme circa il 42% dell’elettricità mondiale. La loro crescita ha inoltre superato l’intero aumento della produzione elettrica dell’anno, mentre quella da fonti fossili è leggermente diminuita.

    Sembrerebbe il segnale di una rapida sostituzione dei combustibili fossili.

    Ma nello stesso 2025 è aumentata ancora la domanda mondiale di petrolio, gas naturale e carbone.

    Come possono essere vere entrambe le cose?

    Perché elettricità ed energia non sono sinonimi.

    L’elettricità rappresenta circa il 21% del consumo finale mondiale di energia. Una parte molto importante dei consumi continua a essere soddisfatta direttamente da combustibili: benzina e gasolio nei trasporti, gas negli edifici e nell’industria, carbone e prodotti petroliferi in numerosi processi produttivi.

    Per questo il mix elettrico può cambiare molto più rapidamente del sistema energetico nel suo complesso.

    La transizione non consiste soltanto nel produrre elettricità con fonti diverse. Significa anche elettrificare consumi che oggi utilizzano direttamente combustibili fossili e ridurre le emissioni degli usi che non possono essere facilmente elettrificati.

    Guardare soltanto alle centrali elettriche racconta quindi una parte importante della storia, ma non tutta la storia dell’energia.

    Questa e molte altre grandezze del sistema energetico mondiale sono raccontate nel Volume 2 – Energia.

  • Volume 2 “Energia” disponibile

    È disponibile Grandi Numeri, Grandi Impatti – Volume 2: Energia, il secondo volume della collana dedicata a raccontare attraverso i numeri la scala dei sistemi che sostengono la nostra società.

    Dopo il primo volume, dedicato a cibo e agricoltura, questa volta il viaggio entra nel sistema energetico.

    Quanto è grande davvero il sistema energetico?

    Accendiamo una luce, riscaldiamo una casa, guidiamo un’automobile o utilizziamo un servizio digitale senza vedere quasi nulla della gigantesca infrastruttura necessaria per rendere possibile quel gesto.

    Dietro l’energia ci sono pozzi e miniere, raffinerie e gasdotti, navi e terminali, centrali elettriche e dighe. Ci sono milioni di pannelli solari e turbine eoliche, reti elettriche che devono restare in equilibrio in ogni istante e sistemi di accumulo che cercano di spostare l’energia nel tempo.

    Volume 2: Energia prova a rendere comprensibile tutto questo partendo dagli ordini di grandezza.

    Il percorso attraversa le fonti fossili che ancora alimentano gran parte del sistema mondiale, la produzione e il trasporto dell’elettricità, il nucleare, le fonti rinnovabili, le reti e l’accumulo. Affronta anche tecnologie emergenti, efficienza energetica, sicurezza degli approvvigionamenti, costi e sussidi, fino ad arrivare ad alcune delle grandi sfide tecnologiche dei prossimi decenni.

    L’obiettivo non è dire quale tecnologia sia “buona” o “cattiva”, ma fornire gli strumenti quantitativi per capire quanto è grande il sistema, quali vincoli deve rispettare e che cosa significa realmente trasformarlo.

    Il PDF è gratuito

    Come per il resto del progetto Grandi Numeri, Grandi Impatti, voglio che i contenuti siano accessibili anche a chi desidera semplicemente leggerli e approfondirli.

    Per questo il PDF completo di Volume 2 – Energia può essere scaricato gratuitamente dal sito.

    Non è necessario acquistare il libro per leggerlo.

    Disponibile anche come ebook

    Per chi preferisce leggere su Kindle, smartphone, tablet o e-reader, Volume 2: Energia è disponibile anche in formato ebook.

    Il libro viene distribuito attraverso numerosi store e piattaforme digitali. La disponibilità sui singoli negozi può richiedere tempi diversi, ma dalla pagina dedicata al volume è possibile trovare i collegamenti aggiornati agli store nei quali è già acquistabile.

    L’ebook è quindi un modo alternativo per leggere il volume e, allo stesso tempo, per sostenere il progetto.

    Un altro pezzo del viaggio

    Grandi Numeri, Grandi Impatti nasce da un’idea semplice: molti dei fenomeni che discutiamo ogni giorno diventano difficili da comprendere perché hanno dimensioni molto lontane dalla nostra esperienza quotidiana.

    Milioni di tonnellate, terawattora, gigawatt di capacità, miliardi di barili, migliaia di chilometri di reti: numeri così grandi finiscono facilmente per diventare astratti.

    L’obiettivo della collana è ridare una scala a questi numeri, confrontarli e trasformarli in qualcosa che possiamo visualizzare e comprendere.

    Con Volume 2: Energia aggiungiamo un altro grande sistema a questa mappa.

    Il volume è disponibile da oggi.

    Puoi scaricare gratuitamente il PDF oppure scegliere il tuo store preferito per leggere l’ebook.

  • Produrre ammoniaca consuma circa il 2% dell’energia finale mondiale

    L’azoto è ovunque nell’atmosfera. Ma trasformarlo in una forma utilizzabile dall’agricoltura richiede una gigantesca infrastruttura industriale.

    La produzione mondiale di ammoniaca consuma circa il 2% dell’energia finale globale.

    È una quota sorprendente per una singola sostanza chimica.

    Il motivo è soprattutto nel modo in cui viene prodotta. Il processo Haber-Bosch combina azoto e idrogeno ad alte temperature e pressioni. E oggi l’idrogeno necessario viene ottenuto in gran parte dal gas naturale.

    Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, la produzione di ammoniaca utilizza ogni anno circa 170 miliardi di metri cubi di gas naturale.

    Non tutta questa ammoniaca finisce nei campi, ma oltre il 70% viene utilizzato per produrre fertilizzanti. Il resto serve a numerosi processi industriali, dalla produzione di materie plastiche agli esplosivi.

    Questo spiega anche perché il prezzo dei fertilizzanti azotati può essere così sensibile a quello dell’energia. Quando il gas diventa molto costoso, produrre ammoniaca può diventare economicamente insostenibile.

    Durante la crisi energetica europea del 2022, infatti, numerosi impianti ridussero o fermarono temporaneamente la produzione.

    Dietro un sacco di fertilizzante c’è quindi molto più di quanto sembri: aria, gas naturale, grandi impianti chimici e una quantità enorme di energia.

    E una parte importante dell’agricoltura moderna dipende da questa catena industriale.

    Questa e molte altre curiosità sui fertilizzanti, sui nutrienti e sull’agricoltura sono raccontate nel Volume 1

  • Respiriamo azoto, ma le piante non riescono quasi mai a usarlo

    Circa il 78% dell’aria che ci circonda è azoto.

    Sembrerebbe quindi impossibile che una pianta possa avere bisogno di altro azoto. Eppure è proprio quello che accade.

    L’azoto atmosferico è presente soprattutto sotto forma di N₂, una molecola estremamente stabile che quasi tutte le piante non riescono a utilizzare direttamente. Per crescere hanno bisogno di azoto in forme chimiche reattive e assimilabili.

    Per millenni questa disponibilità limitata è stata uno dei principali vincoli alla fertilità dei campi.

    All’inizio del Novecento arrivò una svolta: il processo Haber-Bosch permise di combinare l’azoto dell’aria con l’idrogeno e produrre ammoniaca su scala industriale.

    Da quell’ammoniaca si ottengono molti dei fertilizzanti azotati utilizzati ancora oggi.

    La conseguenza è stata enorme: l’agricoltura non dipendeva più soltanto dall’azoto reso disponibile naturalmente nel terreno, dal letame o dalle colture capaci di fissarlo attraverso i microrganismi.

    Ma questa rivoluzione ha anche creato un nuovo legame: per produrre ammoniaca servono grandi quantità di energia e, ancora oggi, gran parte della produzione mondiale utilizza gas naturale.

    Così uno degli elementi più abbondanti dell’atmosfera può diventare, contemporaneamente, una risorsa essenziale per l’agricoltura e un prodotto dell’industria pesante.

    Il paradosso rimane affascinante: le piante sono immerse in un’atmosfera piena di azoto, ma per utilizzarlo abbiamo costruito enormi impianti industriali.

    Questa e molte altre curiosità sui fertilizzanti, sui nutrienti e sull’agricoltura sono raccontate nel Volume 1.

  • Irrigare meglio non significa necessariamente consumare meno acqua

    L’irrigazione a goccia è molto più precisa dei sistemi tradizionali: porta l’acqua vicino alle radici e permette di ridurre quella utilizzata per irrigare un singolo campo.

    Sembrerebbe quindi inevitabile una conclusione: più efficienza significa meno acqua prelevata.

    Ma non è sempre così.

    Se un agricoltore riesce a produrre la stessa quantità utilizzando meno acqua per ettaro, quella risparmiata può essere utilizzata per irrigare una superficie maggiore oppure per coltivare prodotti che richiedono più acqua.

    Il consumo complessivo può quindi diminuire meno del previsto o, in alcuni casi, non diminuire affatto.

    È un esempio di quello che in economia viene chiamato effetto rimbalzo: rendere più efficiente l’uso di una risorsa può rendere conveniente utilizzarla di più.

    Per questo non basta misurare quanta acqua esce dall’impianto di irrigazione.

    Bisogna osservare l’intero territorio: quanta acqua viene prelevata dal fiume o dalla falda, quanta ritorna nel sistema e quanta viene effettivamente consumata dalle colture.

    Anche le cosiddette perdite sono più complicate di quanto sembrino. L’acqua che filtra da un canale, per esempio, può ricaricare una falda o ricomparire più a valle: è acqua che non è arrivata a quel campo, ma non necessariamente acqua scomparsa dal sistema.

    Per questo efficienza dell’irrigazione e risparmio d’acqua non sono sinonimi. Il vero risultato si vede solo guardando quanto viene prelevato e consumato nell’intero bacino.

    Questa e molte altre curiosità sull’acqua, sull’irrigazione e sull’agricoltura italiana sono raccontate nel Volume 1.

  • Un canale costruito 160 anni fa irriga ancora le risaie italiane

    Nel 1866 l’Italia esisteva da appena cinque anni. Nello stesso anno entrava in funzione un’opera che ancora oggi porta acqua ai campi: il Canale Cavour.

    Derivato dal Po a Chivasso, attraversa la pianura piemontese per circa 83 chilometri e può ricevere all’imbocco fino a 110 metri cubi d’acqua al secondo.

    Per avere un’idea della quantità, alla portata massima sono 110.000 litri al secondo.

    L’acqua non termina il suo viaggio alla fine del canale. Da questa grande arteria entra in una rete di canali più piccoli che la distribuiscono nella pianura tra Piemonte orientale e Lombardia occidentale, uno dei territori più importanti della risicoltura italiana.

    La cosa sorprendente è che il principio dell’infrastruttura è ancora quello progettato nell’Ottocento.

    Naturalmente il sistema non è rimasto immutato: paratoie, sponde e derivazioni richiedono manutenzione continua e oggi alla rete storica si aggiungono misuratori e sistemi di telecontrollo.

    Il Canale Cavour dimostra così che un’infrastruttura vecchia non è necessariamente un’infrastruttura superata.

    Se viene mantenuta e adattata, un’opera costruita più di un secolo e mezzo fa può continuare a svolgere una funzione essenziale nell’agricoltura moderna.

    E dietro una risaia che vediamo oggi può esserci ancora un canale progettato quando non esistevano né automobili né elettricità nelle nostre case.

    Questa e molte altre curiosità sull’acqua, sull’irrigazione e sull’agricoltura italiana sono raccontate nel Volume 1.

  • Volume 2 – Energia: la struttura è definitiva

    La revisione del Volume 2 di Grandi Numeri, Grandi Impatti, dedicato all’energia, è ormai in fase avanzata.

    La stesura dei capitoli è terminata e nelle ultime settimane il lavoro si è concentrato soprattutto sulla revisione: controllo dei dati e dei calcoli, verifica delle fonti, eliminazione delle ripetizioni, chiarimento dei passaggi più tecnici e ricerca di un linguaggio comprensibile anche a chi non lavora nel settore energetico.

    La revisione non è ancora conclusa e alcuni testi continueranno a cambiare prima della pubblicazione. Una cosa, però, è ormai definitiva: la struttura del volume e gli argomenti trattati.

    Il libro sarà composto da 31 capitoli.

    Si parte da una panoramica del sistema energetico e da tre scale geografiche — Italia, Europa e mondo — per poi seguire le grandi filiere dell’energia.

    Petrolio e gas vengono raccontati partendo dall’estrazione e arrivando fino alla trasformazione, al trasporto e al commercio. Seguono carbone, biomasse, nucleare e geotermia.

    Una parte importante del volume è dedicata alle fonti rinnovabili e alle tecnologie di generazione: solare termico, idroelettrico, fotovoltaico, eolico ed energia marina. Le centrali termoelettriche e la cogenerazione permettono invece di osservare più da vicino come l’energia contenuta nei combustibili viene trasformata in elettricità e calore.

    Ma produrre energia è soltanto una parte del problema.

    Per questo il libro entra anche nel funzionamento delle reti elettriche, delle interconnessioni e dei mercati, fino alla formazione dei prezzi e delle bollette. Due capitoli sono dedicati all’accumulo: uno alle batterie e uno alle alternative, dal pompaggio idroelettrico all’aria compressa, dai volani all’accumulo termico.

    L’idrogeno viene seguito lungo l’intera catena, dalla produzione agli utilizzi. Il volume affronta poi dove viene effettivamente consumata l’energia, l’efficienza energetica, l’accesso e la povertà energetica, la sicurezza energetica e la geopolitica, i sussidi, la tassazione e gli investimenti.

    Gli ultimi due capitoli allargano nuovamente lo sguardo. Il primo esamina la fusione e altre tecnologie emergenti, cercando di distinguere i risultati scientifici dalle tecnologie realmente utilizzabili su scala industriale. Il secondo affronta la transizione energetica nel suo insieme: non semplicemente aggiungere nuove fonti, ma sostituire un sistema mentre la domanda mondiale di energia continua a crescere.

    L’obiettivo resta quello che guida Grandi Numeri, Grandi Impatti: partire dai numeri per capire le dimensioni reali dei fenomeni, ma seguire anche le infrastrutture, i materiali e i processi che quei numeri rappresentano.

    La mappa del Volume 2, quindi, è ormai completa. Adesso il lavoro è renderla il più possibile chiara, rigorosa e leggibile prima della pubblicazione.

  • Il volume 1 è ora disponibile su molti store

    Quando ho pubblicato il primo volume di Grandi Numeri, Grandi Impatti, il 20 agosto, il libro era disponibile inizialmente su Amazon.

    Da allora la distribuzione si è progressivamente allargata e oggi Volume 1 – Cibo e agricoltura può essere acquistato su diversi store e piattaforme digitali.

    Il libro parte da una domanda molto semplice: quanto è grande davvero il sistema che ogni giorno produce il cibo che mangiamo?

    Dietro ciò che troviamo sugli scaffali di un supermercato ci sono miliardi di tonnellate di raccolti, enormi superfici agricole, allevamenti, fertilizzanti, acqua, macchinari, trasporti e scambi internazionali. Numeri così grandi da essere difficili da immaginare.

    Grandi Numeri, Grandi Impatti prova a renderli comprensibili, mettendoli in relazione tra loro e trasformandoli in ordini di grandezza che permettono di vedere il sistema alimentare da una prospettiva diversa.

    Il Volume 1 è dedicato interamente a cibo e agricoltura, dalle grandi produzioni mondiali alle risorse necessarie per sostenerle, fino agli sprechi e agli impatti che accompagnano la filiera.

    Oggi l’ebook è disponibile su Amazon, Apple Books, Leanpub, IBS, Feltrinelli, Mondadori Store, Google Books, StreetLib, Kobo e Unilibro.

    Ho raccolto tutti i collegamenti in un’unica pagina, che terrò aggiornata man mano che il libro comparirà anche sugli altri store:

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