Nel 1866 l’Italia esisteva da appena cinque anni. Nello stesso anno entrava in funzione un’opera che ancora oggi porta acqua ai campi: il Canale Cavour.
Derivato dal Po a Chivasso, attraversa la pianura piemontese per circa 83 chilometri e può ricevere all’imbocco fino a 110 metri cubi d’acqua al secondo.
Per avere un’idea della quantità, alla portata massima sono 110.000 litri al secondo.
L’acqua non termina il suo viaggio alla fine del canale. Da questa grande arteria entra in una rete di canali più piccoli che la distribuiscono nella pianura tra Piemonte orientale e Lombardia occidentale, uno dei territori più importanti della risicoltura italiana.
La cosa sorprendente è che il principio dell’infrastruttura è ancora quello progettato nell’Ottocento.
Naturalmente il sistema non è rimasto immutato: paratoie, sponde e derivazioni richiedono manutenzione continua e oggi alla rete storica si aggiungono misuratori e sistemi di telecontrollo.
Il Canale Cavour dimostra così che un’infrastruttura vecchia non è necessariamente un’infrastruttura superata.
Se viene mantenuta e adattata, un’opera costruita più di un secolo e mezzo fa può continuare a svolgere una funzione essenziale nell’agricoltura moderna.
E dietro una risaia che vediamo oggi può esserci ancora un canale progettato quando non esistevano né automobili né elettricità nelle nostre case.
Questa e molte altre curiosità sull’acqua, sull’irrigazione e sull’agricoltura italiana sono raccontate nel Volume 1.
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