Circa il 78% dell’aria che ci circonda è azoto.
Sembrerebbe quindi impossibile che una pianta possa avere bisogno di altro azoto. Eppure è proprio quello che accade.
L’azoto atmosferico è presente soprattutto sotto forma di N₂, una molecola estremamente stabile che quasi tutte le piante non riescono a utilizzare direttamente. Per crescere hanno bisogno di azoto in forme chimiche reattive e assimilabili.
Per millenni questa disponibilità limitata è stata uno dei principali vincoli alla fertilità dei campi.
All’inizio del Novecento arrivò una svolta: il processo Haber-Bosch permise di combinare l’azoto dell’aria con l’idrogeno e produrre ammoniaca su scala industriale.
Da quell’ammoniaca si ottengono molti dei fertilizzanti azotati utilizzati ancora oggi.
La conseguenza è stata enorme: l’agricoltura non dipendeva più soltanto dall’azoto reso disponibile naturalmente nel terreno, dal letame o dalle colture capaci di fissarlo attraverso i microrganismi.
Ma questa rivoluzione ha anche creato un nuovo legame: per produrre ammoniaca servono grandi quantità di energia e, ancora oggi, gran parte della produzione mondiale utilizza gas naturale.
Così uno degli elementi più abbondanti dell’atmosfera può diventare, contemporaneamente, una risorsa essenziale per l’agricoltura e un prodotto dell’industria pesante.
Il paradosso rimane affascinante: le piante sono immerse in un’atmosfera piena di azoto, ma per utilizzarlo abbiamo costruito enormi impianti industriali.
Questa e molte altre curiosità sui fertilizzanti, sui nutrienti e sull’agricoltura sono raccontate nel Volume 1.
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