Pochissime invenzioni industriali hanno avuto un impatto sull’alimentazione mondiale paragonabile a quello del processo Haber-Bosch.
All’inizio del Novecento questo processo rese possibile produrre ammoniaca su larga scala utilizzando l’azoto presente nell’aria. Da quell’ammoniaca derivano molti dei fertilizzanti azotati utilizzati dall’agricoltura moderna.
Quanto è importante questa tecnologia?
Uno studio pubblicato su Nature Geoscience ha stimato che nel 2000 circa il 44% della popolazione mondiale fosse sostenuto dalla produzione agricola resa possibile dai fertilizzanti azotati sintetici. Nel 2008 la stima era salita al 48%.
In altre parole, circa metà dell’umanità dipende, direttamente o indirettamente, dall’azoto prodotto industrialmente per mantenere gli attuali livelli di produzione alimentare.
Non significa naturalmente che possiamo dividere il pianeta in persone “nutrite dai fertilizzanti” e persone che non lo sono. È una stima modellistica: cerca di valutare quanta popolazione possa essere sostenuta dalla produzione agricola resa possibile dall’azoto sintetico. Studi successivi continuano comunque a collocare l’ordine di grandezza intorno alla metà della popolazione mondiale.
C’è però un secondo numero sorprendente.
L’azoto utilizzato in agricoltura non viene interamente trasformato in raccolto. Una stima globale per i cereali collocava l’efficienza di utilizzo dell’azoto intorno al 35%: il resto può rimanere nel sistema oppure disperdersi attraverso diversi percorsi, contribuendo per esempio all’inquinamento delle acque, alle emissioni di ammoniaca e alla formazione di protossido di azoto.
È uno dei grandi paradossi dell’agricoltura moderna: abbiamo imparato a prendere l’azoto dall’atmosfera e a trasformarlo industrialmente in fertilizzante, contribuendo a sostenere miliardi di persone, ma dobbiamo ancora diventare molto più efficienti nel modo in cui lo utilizziamo.
Questa e molte altre curiosità sui fertilizzanti, sui nutrienti e sull’agricoltura sono raccontate nel Volume 1.
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