Una cozza e un salmone non sono lo stesso tipo di allevamento

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Quando si parla di acquacoltura, è facile immaginare un unico modello: pesci allevati in vasche o grandi gabbie in mare.

In realtà, sotto la stessa parola troviamo sistemi molto diversi.

Salmoni, orate e spigole devono essere alimentati. Il loro allevamento richiede mangimi formulati, prodotti utilizzando ingredienti di origine marina e terrestre. Una parte importante dell’impatto ambientale e dei costi dell’allevamento dipende quindi proprio dall’alimentazione.

Con cozze, ostriche e vongole, invece, la situazione cambia completamente.

Questi molluschi sono filtratori: ricavano naturalmente dall’acqua il plancton e le particelle organiche di cui si nutrono. Non è quindi necessario fornire loro mangime durante l’allevamento.

La differenza è enorme.

Da una parte abbiamo animali per i quali bisogna produrre e trasportare il cibo; dall’altra organismi che si alimentano direttamente nell’ambiente in cui vengono allevati.

Questo spiega perché non ha molto senso parlare dell’impatto ambientale dell’“acquacoltura” come se fosse un’unica attività. Allevare un salmone, un’orata, una cozza o un’ostrica significa utilizzare sistemi produttivi profondamente diversi.

La domanda, quindi, non è soltanto se un prodotto viene pescato o allevato, ma anche come viene allevato.

Questa e molte altre curiosità sulla pesca, sull’acquacoltura e sulla filiera ittica sono raccontate nel Volume 1.

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