Quanto costa davvero produrre biologico? Il conto che non vediamo al supermercato

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Quando acquistiamo un prodotto biologico, spesso notiamo che costa più dell’equivalente convenzionale. La spiegazione più immediata è che produrre senza ricorrere a molti dei prodotti chimici utilizzati nell’agricoltura tradizionale richieda maggiori attenzioni. Ma il prezzo che troviamo sullo scaffale è il risultato di un sistema economico molto più complesso, fatto di rese agricole, manodopera, certificazioni, controlli e organizzazione della filiera.

Il primo ostacolo emerge ancora prima di poter vendere un prodotto come biologico. Un’azienda agricola che decide di convertirsi deve rispettare le regole del nuovo metodo produttivo per un periodo che, generalmente, dura almeno due anni per le colture annuali e tre per molte colture perenni. Durante questa fase deve modificare le proprie pratiche, sostenere i costi dei controlli e affrontare possibili riduzioni della produzione, senza poter ancora beneficiare pienamente dei prezzi riconosciuti ai prodotti biologici certificati.

Anche dopo la conversione, uno dei principali fattori economici è la resa per ettaro, cioè la quantità di prodotto ottenuta dalla stessa superficie coltivata.

Le grandi analisi scientifiche mostrano che, mediamente, le rese dell’agricoltura biologica risultano inferiori di circa il 19-25% rispetto a quelle convenzionali. Non significa che ogni azienda produca un quarto in meno: le differenze cambiano molto secondo la coltura, il clima, la fertilità del terreno e le tecniche impiegate. Rotazioni diversificate e una gestione agronomica accurata possono ridurre sensibilmente questo divario.

Immaginiamo due aziende che coltivano grano su dieci ettari. Se la prima raccoglie 60 tonnellate e la seconda, biologica, ne raccoglie 48, quest’ultima ha il 20% di prodotto in meno da vendere. Per ottenere lo stesso ricavo dalla vendita del raccolto, dovrebbe quindi ricevere un prezzo per tonnellata superiore del 25%, supponendo identica la qualità commerciale e trascurando altri ricavi.

Ma le rese raccontano soltanto una parte della storia.

Le aziende biologiche possono risparmiare sensibilmente sull’acquisto di fertilizzanti e prodotti fitosanitari, mentre spesso devono impiegare più manodopera per controllare le infestanti, gestire rotazioni articolate e svolgere operazioni che nell’agricoltura convenzionale possono essere affidate a trattamenti chimici. A queste spese si aggiungono la certificazione, la documentazione obbligatoria e i controlli periodici.

Il costo per ettaro può quindi essere inferiore per alcune voci e superiore per altre. Inoltre, produrre una tonnellata di cereali e coltivare un ettaro di terreno sono due unità economiche diverse: un risparmio per ettaro non garantisce necessariamente un costo inferiore per chilogrammo raccolto.

Anche il prezzo riconosciuto agli agricoltori merita attenzione. A dicembre 2024, secondo i dati ISMEA riportati nel capitolo, il grano duro biologico a Foggia valeva circa 382,50 euro per tonnellata, contro 319,50 euro per quello convenzionale della categoria considerata. La differenza era di circa il 20%, un premio significativo ma non necessariamente sufficiente a compensare ogni possibile riduzione della resa o aumento dei costi.

Esistono poi gli aiuti pubblici. Nell’Unione europea e in Italia, la Politica agricola comune prevede pagamenti destinati a sostenere la conversione e il mantenimento delle pratiche biologiche. Questi contributi possono essere importanti per la redditività delle aziende, ma cambiano secondo le colture, i territori e le condizioni previste dai programmi.

Infine, il prezzo al supermercato comprende molto più del lavoro agricolo. Raccolta, trasporto, conservazione, trasformazione, confezionamento, distribuzione e margini commerciali contribuiscono al costo finale. Nel biologico, inoltre, può essere necessario mantenere separati i prodotti certificati da quelli convenzionali lungo diversi passaggi della filiera.

Tutto questo porta a una conclusione meno intuitiva di quanto sembri: un prodotto biologico venduto a un prezzo superiore non garantisce automaticamente un reddito maggiore all’agricoltore. Per capire se un’azienda guadagna davvero di più bisogna considerare insieme produttività, costi, prezzi di vendita e sostegni pubblici.

Ed è proprio qui che emerge la questione più interessante: la sostenibilità ambientale deve confrontarsi anche con quella economica. Un sistema agricolo può offrire vantaggi ambientali, ma per diffondersi e durare nel tempo deve consentire a chi coltiva la terra di mantenere un’attività economicamente sostenibile.

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