Elettricità e agricoltura: che cosa c’è dietro un grande impianto agrivoltaico

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Un grande impianto solare si riconosce dalle file di pannelli, ma per capire come funziona bisogna guardare anche allo spazio che li circonda. Occorre scegliere come utilizzare il terreno, collegare il campo alla rete, gestire l’acqua e stabilire che cosa accadrà dopo decenni di esercizio. Se il progetto è agrivoltaico, a queste esigenze se ne aggiunge un’altra: mantenere un’attività agricola nello stesso spazio.

Un caso concreto si trova a Masserano, in provincia di Biella, in località Martinella. Qui il progetto di Ellomay Solar Italy Seven ha ottenuto nel novembre 2022 l’autorizzazione della Provincia, comprensiva delle valutazioni ambientali e delle relative prescrizioni. [1] La scheda provinciale riporta una potenza nominale di 54,77 megawatt: siamo quindi nell’ordine dei 55 MW, una scala molto diversa dai pochi kilowatt di un impianto domestico. [2] La descrizione progettuale ripresa dalla stampa indica invece 56,28 MW; i documenti consultati non consentono di stabilire se la differenza dipenda da revisioni del progetto o da diverse definizioni della potenza. [3]

Per capire quanto possa produrre, però, la potenza non basta. I megawatt descrivono una capacità istantanea; i megawattora misurano l’energia prodotta nel tempo. Per il progetto Martinella la stampa locale, riprendendo la documentazione del proponente, riporta una previsione superiore a 87.000 megawattora all’anno, cioè 87 milioni di kilowattora. È una stima progettuale, non una produzione già misurata. [3]

Come ordine di grandezza, dividendo questa energia per un consumo ipotetico di 3.000 kilowattora annui per famiglia si ottiene l’equivalente di circa 29.000 famiglie. Il confronto aiuta a leggere un numero altrimenti astratto, ma non significa che l’impianto alimenterà direttamente altrettante abitazioni, né che coprirà i loro consumi in ogni momento: la produzione solare varia durante la giornata e le stagioni. L’elettricità viene immessa in una rete che deve bilanciare continuamente produzione e domanda.

La particolarità dell’agrivoltaico riguarda invece il terreno. Nella descrizione del progetto Martinella compaiono pannelli su strutture che seguono il sole, pascolo ovino e coltivazioni di essenze mellifere, utili alle api. Sono attività previste dal progetto, delle quali non è qui documentata l’effettiva attuazione. [3] La parola «agrivoltaico» pone quindi una domanda concreta: come si organizzano pannelli e attività agricole affinché entrambe possano funzionare nel tempo?

In generale, l’altezza dei pannelli e la distanza tra le file devono essere scelte in funzione dell’attività agricola. Nelle configurazioni con moduli rialzati, lo spazio sottostante può consentire il passaggio degli animali o dei macchinari; tra le file restano spazi per il pascolo o le colture. Le dimensioni necessarie cambiano: far passare una pecora richiede meno altezza che lavorare con un trattore. Il GSE richiama proprio questa relazione tra altezza dei moduli e continuità delle attività agricole e zootecniche nelle regole per gli impianti ammessi agli incentivi. È un principio generale, non una verifica delle strutture realizzate a Martinella. [4] Occorre inoltre valutare quanta luce raggiunge le colture, la disponibilità d’acqua e la continuità dell’attività agricola nel tempo.

Anche il collegamento elettrico estende il progetto oltre il campo. Per Martinella le opere autorizzate coinvolgono più comuni e una connessione alla rete nell’area di Villarboit. [1] I pannelli sono la parte più visibile, ma cavidotti, cabine e stazioni elettriche sono necessari perché l’energia possa essere utilizzata.

Il rapporto con l’ambiente richiede altrettanta attenzione. Il sito è attiguo alla zona speciale di conservazione delle Baragge di Rovasenda, un sito della rete europea Natura 2000 destinato alla tutela di habitat e specie. L’autorizzazione prescrive, fra le altre misure, una zona umida e aree di baraggia, la brughiera caratteristica di questi territori, per complessivi 5,32 ettari, oltre a un corridoio ecologico di circa 0,90 ettari, una fascia che favorisce gli spostamenti della fauna. Ne impone il mantenimento anche dopo la dismissione: obblighi da realizzare e verificare, non benefici già dimostrati. [1]

C’è infine il tempo lungo. Il provvedimento richiama un funzionamento previsto di trent’anni e impone rimozione delle opere e ripristino del sito entro dodici mesi dalla cessazione della produzione, insieme a garanzie finanziarie. [1]

Il caso Martinella mostra quante attività debbano convivere dietro una distesa di pannelli. La produzione elettrica è una parte del risultato; contano anche l’agricoltura effettivamente praticata, la gestione del terreno e il rispetto degli impegni ambientali lungo tutta la vita dell’impianto. È su questi elementi che un progetto agrivoltaico può essere compreso e, nel tempo, valutato.

Fonti e riferimenti

[1] Provincia di Biella, Determinazione n. 1685 del 3 novembre 2022, «Progetto agrivoltaico Masserano – Ellomay Solar Italy Seven»: autorizzazione, valutazioni ambientali e prescrizioni.
Documento originale

[2] Provincia di Biella, elenco delle autorizzazioni uniche per impianti fotovoltaici, scheda 32_1 Ellomay; consultato il 18 ottobre 2026.
Registro provinciale

[3] Notizia Oggi, «Serre e animali crescono tra i pannelli: progetto di parco agrivoltaico a Masserano». Fonte giornalistica per la produzione annua stimata e la descrizione delle attività agricole previste, attribuite alla documentazione progettuale.
Articolo

[4] GSE, «Per accedere agli incentivi previsti dal DM Agrivoltaico, a quale altezza devono essere posizionati i moduli?». Riferimento generale al rapporto fra altezza dei moduli e continuità delle attività agricole e zootecniche; non attesta l’accesso del progetto Martinella agli incentivi.
Chiarimento GSE

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