Biologico, integrato e rigenerativo: tre modi diversi di coltivare la terra

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Quando leggiamo che un prodotto è biologico, che proviene da agricoltura integrata o che è stato coltivato con metodi rigenerativi, siamo portati a pensare che queste definizioni indichino diversi livelli di sostenibilità ambientale. In realtà, descrivono sistemi agricoli differenti, che possono condividere alcune pratiche ma che non seguono necessariamente le stesse regole.

L’agricoltura biologica è un sistema regolamentato. Nell’Unione europea deve rispettare norme precise sull’impiego di fertilizzanti, prodotti fitosanitari, sementi e tecniche di produzione. L’utilizzo di prodotti chimici di sintesi è fortemente limitato, mentre sono ammesse determinate sostanze di origine naturale e alcune eccezioni previste dalla normativa. Le aziende devono sottoporsi a controlli e ottenere una certificazione per commercializzare i propri prodotti come biologici.

L’agricoltura integrata, invece, punta a utilizzare le risorse in modo più razionale. Non esclude necessariamente fertilizzanti minerali o prodotti fitosanitari di sintesi, ma cerca di limitarne l’impiego attraverso il monitoraggio delle colture, la prevenzione e interventi mirati. In Europa i principi generali della difesa integrata sono obbligatori per gli agricoltori, mentre esistono certificazioni volontarie che prevedono requisiti aggiuntivi. In Italia una delle principali è il Sistema di qualità nazionale di produzione integrata (SQNPI).

L’agricoltura rigenerativa si concentra soprattutto sulla salute del terreno. Promuove pratiche come la rotazione delle colture, la copertura vegetale del suolo, la riduzione delle lavorazioni e, dove appropriato, l’integrazione tra coltivazioni e allevamento. L’obiettivo è migliorare la struttura del terreno, favorire la biodiversità e preservare la fertilità nel tempo. A differenza del biologico, però, non esiste ancora una definizione giuridica universalmente condivisa di agricoltura rigenerativa.

Questi tre approcci non sono necessariamente alternativi. Un’azienda biologica può adottare pratiche rigenerative, mentre un’azienda che applica tecniche rigenerative può continuare a utilizzare prodotti non ammessi nel biologico. Anche l’agricoltura integrata può comprendere rotazioni, colture di copertura e altre tecniche comuni agli altri sistemi.

📊 Nel 2023, secondo FiBL e IFOAM, l’agricoltura biologica occupava circa 98,9 milioni di ettari nel mondo, pari al 2,1% della superficie agricola globale. Nell’Unione europea raggiungeva il 10,9%, mentre in Italia, nel 2024, ha superato il 20% della superficie agricola utilizzata. Per l’agricoltura integrata e quella rigenerativa, invece, è molto più difficile costruire statistiche mondiali confrontabili, perché criteri e certificazioni non sono uniformi.

Ma quale sistema è davvero più sostenibile? La risposta dipende da ciò che vogliamo misurare: consumo di acqua, uso di fertilizzanti, biodiversità, emissioni, fertilità del suolo oppure quantità di cibo prodotta per ettaro. Un metodo può ottenere risultati migliori su alcuni indicatori e meno favorevoli su altri.

La sostenibilità agricola non si misura soltanto con un’etichetta, ma attraverso le pratiche adottate e i risultati effettivamente raggiunti.

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