Quando pensiamo all’irrigazione, immaginiamo l’acqua che esce da un tubo o scorre accanto a un campo.
Dietro quel gesto, però, esiste un’infrastruttura enorme.
I circa 150 consorzi aderenti ad ANBI gestiscono una rete che comprende 231.044 chilometri di canali irrigui e di scolo, oltre a 960 idrovore e 1.668 impianti di sollevamento irriguo.
Per capire la scala, quei canali messi uno dopo l’altro potrebbero fare quasi sei volte il giro della Terra.
E rappresentano soltanto la rete consortile: non comprendono le migliaia di piccoli impianti privati, pozzi e accumuli presenti nelle aziende agricole.
Nel 2023 in Italia sono stati irrigati circa 2,2 milioni di ettari, il 18% della superficie agricola utilizzata. Il 61,3% delle superfici irrigate riceve acqua attraverso consorzi, acquedotti o altri enti irrigui.
Questa rete permette all’acqua di essere prelevata da fiumi, laghi, invasi e falde, trasportata anche per decine di chilometri e infine distribuita nei campi quando le colture ne hanno bisogno.
Riso, frutta, ortaggi e molte altre produzioni dipendono quindi non soltanto dalla disponibilità naturale dell’acqua, ma dalla capacità di portarla nel posto giusto al momento giusto.
Quando vediamo il prodotto finale, tutta questa infrastruttura scompare.
Ma dietro una parte importante del cibo prodotto in Italia ci sono centinaia di migliaia di chilometri di opere che continuano, ogni giorno, a spostare acqua verso i campi.
Questa e molte altre curiosità sull’acqua, sull’irrigazione e sull’agricoltura italiana sono raccontate nel Volume 1.
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