Sto lavorando al Volume 2 di Grandi numeri, grandi impatti, dedicato all’energia. Uno degli obiettivi del libro è partire da domande semplici e usare i numeri per capire quanto contano davvero i fenomeni di cui parliamo.
Per esempio: l’Italia produce petrolio? E se sì, perché ne importiamo così tanto?
Nel 2025 l’Italia ha estratto circa 3,9 milioni di tonnellate di petrolio. Quasi l’85% arriva dalla Basilicata, soprattutto dai giacimenti di Tempa Rossa e Val d’Agri.
Una parte importante dell’estrazione è gestita da società straniere: a Tempa Rossa l’operatore è la francese TotalEnergies, insieme a Shell e Mitsui; in Val d’Agri opera Eni insieme a Shell. Nei due grandi giacimenti lucani, oltre il 60% delle partecipazioni fa capo a società straniere.
Questo però non significa che l’Italia «regali il proprio petrolio agli stranieri». I giacimenti appartengono allo Stato, mentre le aziende ottengono concessioni per estrarre il petrolio, investono e pagano canoni e royalties.
Ma il numero che mette tutto in prospettiva è un altro.
Nel 2024 le raffinerie italiane hanno lavorato circa 60 milioni di tonnellate di greggio, mentre l’Italia ne ha prodotti poco più di 4 milioni. La produzione nazionale equivale quindi ad appena il 7% circa del petrolio lavorato dalle nostre raffinerie.
Anche se tutto il petrolio estratto in Italia venisse utilizzato nel nostro paese, oltre il 92% dovrebbe comunque arrivare da altre fonti.
Curiosamente, l’Italia esporta anche una parte del proprio greggio mentre ne importa quantità molto maggiori. Non è necessariamente una contraddizione: esistono diversi tipi di petrolio, diverse raffinerie, contratti e costi di trasporto. Dire semplicemente che «vendiamo il nostro petrolio e poi lo ricompriamo più caro» sarebbe quindi fuorviante.
Dopo il 2022 è cambiata anche la provenienza delle importazioni: la Russia, che prima forniva quasi un quarto del greggio, è stata sostituita soprattutto da paesi come Libia, Azerbaigian e Kazakhstan.
Sono cambiati i fornitori, ma non il dato fondamentale: l’Italia produce petrolio, ma troppo poco per eliminare la propria dipendenza dall’estero.
È uno dei tanti temi che sto approfondendo nel Volume 2 di Grandi numeri, grandi impatti, attualmente in lavorazione. Il Volume 1 – Cibo e agricoltura è invece già disponibile.
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