Lawer: dalla progettazione al collaudo, una macchina prende forma a Cossato

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Il 17 ottobre ho visitato la Lawer di Cossato nell’ambito di Fabbriche Aperte Piemonte, l’iniziativa che permette di entrare nelle aziende e conoscere da vicino il loro lavoro. La visita ha offerto uno sguardo su un ciclo produttivo completo, in cui progettazione, lavorazioni meccaniche, assemblaggio, automazione e collaudo concorrono alla realizzazione di sistemi di pesatura e dosaggio industriale.

Fondata nel 1970, Lawer sviluppa macchine per pesare e dosare automaticamente prodotti in polvere e liquidi, utilizzati in settori che vanno dal tessile all’alimentare, dalla cosmetica alle vernici, fino alla gomma tecnica e agli pneumatici. È un’attività poco visibile a chi acquista i prodotti finiti, ma riguarda un passaggio essenziale della loro fabbricazione: introdurre le quantità richieste dei diversi ingredienti, rispettando le esigenze del processo produttivo.

Una ricetta industriale deve poter essere eseguita ripetutamente. Il dosaggio influisce sulla composizione del prodotto e sulla regolarità delle lavorazioni successive; per questo la macchina deve unire precisione nella pesatura e coordinamento delle operazioni. Dietro un risultato apparentemente semplice, come preparare una quantità prestabilita di materiale, si incontrano problemi meccanici, elettrici e informatici che richiedono competenze differenti.

La particolarità della Lawer è che l’intero ciclo di progettazione e produzione si svolge nella sede di Cossato. La scheda di Fabbriche Aperte descrive un percorso che parte dall’analisi delle esigenze del cliente e attraversa gli uffici tecnici, le lavorazioni meccaniche, l’assemblaggio e il collaudo, fino al supporto post-vendita. Questa continuità dà concretezza alla parola «costruttore»: significa seguire la trasformazione di una necessità produttiva in una macchina funzionante.

La parte meccanica merita particolare attenzione: Lawer produce una buona parte dei pezzi nella propria officina. Una parte consistente della macchina prende quindi forma all’interno dell’azienda, dove i disegni tecnici diventano componenti destinati al montaggio. Le competenze di chi progetta trovano un riscontro diretto nel lavoro di chi realizza i pezzi, affrontando le esigenze concrete delle lavorazioni, delle dimensioni e degli accoppiamenti.

Questa capacità produttiva interna è un elemento importante della completezza del ciclo. I componenti devono poter essere montati correttamente e svolgere il proprio compito insieme agli altri. Avere nello stesso stabilimento progettazione, officina e assemblaggio facilita il confronto sui dettagli costruttivi e sulle eventuali modifiche, mantenendo vicino chi definisce un pezzo a chi deve fabbricarlo e utilizzarlo nel montaggio.

Ogni fase pone domande alla successiva. Un progetto deve poter essere costruito e assemblato; i componenti devono lavorare insieme; il sistema di controllo deve comandarli secondo la sequenza prevista. Il collaudo verifica poi il comportamento dell’insieme. Riunire queste attività nello stesso stabilimento mette in relazione chi definisce la soluzione, chi realizza le parti e chi verifica il risultato finale.

Durante la visita è emerso con particolare evidenza il ruolo dell’automazione. I PLC, i controllori programmabili impiegati nelle macchine industriali, gestiscono le sequenze operative utilizzando le informazioni ricevute dai sensori e inviando comandi ai dispositivi. Il loro lavoro è strettamente legato alla meccanica: un’istruzione software deve tradursi in un’azione fisica, eseguita nelle condizioni e nel momento previsti.

La dimostrazione conclusiva dei dosatori ha mostrato il punto d’incontro fra queste competenze. Nel funzionamento della macchina si ritrovava il contributo dei diversi ruoli presentati durante il percorso: progettazione, costruzione, montaggio e controllo acquistavano un significato comune nell’operazione eseguita. È questo uno degli aspetti più interessanti della visita: poter osservare il risultato del lavoro e, insieme, riconoscere la preparazione delle persone che lo rendono possibile.

Il rapporto con la macchina continua anche dopo la consegna. Accanto alla produzione concentrata a Cossato, Lawer dispone di sedi estere di assistenza e post-vendita in Cina, Turchia e Stati Uniti. Il radicamento nel Biellese si accompagna così alla necessità di supportare sistemi utilizzati in contesti industriali e Paesi diversi.

La visita è arrivata mentre sto scrivendo il volume di Grandi Numeri, Grandi Impatti dedicato all’industria pesante. Vedere questo ciclo produttivo dal vivo offre un esempio concreto di ciò che spesso resta nascosto dietro il prodotto finito: per costruire una macchina servono persone capaci di affrontare problemi diversi e di far convergere il proprio lavoro sullo stesso risultato.

Fabbriche Aperte permette di conoscere anche questa dimensione del territorio. A Cossato, dietro i sistemi di dosaggio, c’è una realtà industriale che conserva e mette in pratica competenze lungo tutto il percorso, dall’idea iniziale alla verifica della macchina. Aprire gli stabilimenti ai visitatori dà visibilità a quel patrimonio di conoscenze e al lavoro quotidiano che lo mantiene vivo.

Riferimento per il profilo aziendale e il percorso produttivo: scheda Lawer sul sito Fabbriche Aperte Piemonte. Il racconto della visita e della dimostrazione è personale.

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