Quando pensiamo alle materie prime, immaginiamo grandi miniere in Australia, giacimenti africani, distese minerarie sudamericane o enormi impianti industriali cinesi. L’Italia, invece, viene spesso descritta come un paese povero di risorse naturali, costretto a importare quasi tutto ciò che serve alla propria industria.
Ma è davvero così?
La risposta è più interessante di quanto sembri, perché dipende da quali materiali consideriamo e da quale fase della produzione osserviamo.
Secondo i dati Istat, nel 2022 le cave e le miniere italiane hanno estratto circa 199 milioni di tonnellate di risorse minerali solide non energetiche. Una quantità considerevole, anche se lontana dall’immagine tradizionale delle miniere ricche di metalli preziosi.
La maggior parte di questi materiali, infatti, proviene dalle cave: ben 183,3 milioni di tonnellate, oltre il 90% del totale.
Sono soprattutto materiali comuni, ma indispensabili. Nello stesso anno abbiamo estratto dalle cave circa 66,9 milioni di tonnellate di sabbia e ghiaia e 82,8 milioni di tonnellate di calcare, marne, gesso e arenaria.
Senza queste risorse sarebbe impossibile realizzare buona parte degli edifici, delle strade, dei ponti e delle infrastrutture che utilizziamo quotidianamente.
E quante cave e miniere abbiamo?
Nel 2022 in Italia risultavano 3.995 siti autorizzati, tra cave e miniere, ma soltanto 2.249 erano effettivamente in produzione. La Lombardia guidava l’estrazione da cava con circa 27,9 milioni di tonnellate, mentre la Sardegna aveva un ruolo importante nell’attività mineraria, con 26 miniere produttive.
Naturalmente, estrarre grandi quantità di pietra e sabbia non significa essere autosufficienti in tutte le materie prime.
L’Italia non dispone oggi di una produzione estrattiva significativa di molti metalli necessari all’industria moderna. Eppure possiede un sistema manifatturiero capace di trasformare enormi quantità di materiali.
Un esempio è l’acciaio: nel 2024 ne abbiamo prodotto circa 20 milioni di tonnellate, pur senza avere una corrispondente grande produzione nazionale di minerale di ferro. Gli impianti siderurgici possono utilizzare materie prime e rottami provenienti da paesi diversi.
Un altro esempio è la carta. Nel 2023 l’Italia ha prodotto circa 7,5 milioni di tonnellate di carta e cartone, ma soltanto 148 mila tonnellate di pasta di legno, importandone circa 3,21 milioni. Le cartiere possono utilizzare anche fibre riciclate, ma questi numeri mostrano chiaramente quanto l’industria della trasformazione possa essere più sviluppata dell’estrazione o della produzione delle materie di partenza.
È questa una delle caratteristiche fondamentali dell’economia italiana: non siamo soltanto un paese che estrae risorse, ma soprattutto un paese che le trasforma.
La nostra capacità industriale dipende quindi non solo da ciò che abbiamo sotto i piedi, ma anche dalle reti commerciali, dai trasporti, dall’energia, dalle tecnologie e dalla disponibilità di materiali recuperati.
Possedere un giacimento non significa necessariamente poterlo sfruttare. E produrre un materiale industriale non significa necessariamente disporre delle risorse naturali da cui deriva.
Per capire quanto un paese sia autonomo, non basta quindi contare le miniere. Bisogna seguire l’intera filiera, dall’estrazione alla raffinazione, dalla trasformazione al prodotto finito.
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Fonti: Istat – Annuario statistico italiano 2025; ISPRA; World Steel Association; FAOSTAT.
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