Quanto raccolto possiamo perdere senza difendere le colture?

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Quando si parla di pesticidi, la discussione tende rapidamente a dividersi in due campi: da una parte chi li considera indispensabili per l’agricoltura moderna, dall’altra chi vorrebbe ridurne drasticamente l’uso. Ma per capire davvero il problema bisogna partire da ciò che accade nei campi prima ancora che un prodotto fitosanitario venga utilizzato.

Insetti, funghi, batteri, virus e piante infestanti competono con noi per una parte enorme della produzione agricola. La FAO usa spesso un ordine di grandezza impressionante: gli organismi nocivi possono causare perdite fino al 40% della produzione agricola mondiale. Le sole malattie delle piante provocano ogni anno danni stimati superiori a 220 miliardi di dollari, mentre gli insetti invasivi ne causano per almeno altri 70 miliardi.

Attenzione, però: questo non significa che i pesticidi “salvino il 40% del cibo mondiale”. Quel numero indica la pressione potenziale esercitata da parassiti e malattie in condizioni molto diverse tra loro. Una parte delle perdite viene evitata attraverso varietà resistenti, rotazioni, tecniche agronomiche, controllo biologico, monitoraggio e interventi meccanici. I prodotti fitosanitari sono uno degli strumenti disponibili, non l’unico.

Eppure il loro utilizzo rimane enorme. Nel 2022 nel mondo sono state impiegate circa 3,7 milioni di tonnellate di sostanze attive, il 13% in più rispetto a dieci anni prima e circa il doppio rispetto al 1990. In Italia, nel 2024, sono state distribuite circa 93.600 tonnellate di prodotti fitosanitari, contenenti circa 40.400 tonnellate di sostanze attive.

Sono numeri che, presi da soli, dicono però meno di quanto sembri.

Un chilogrammo di una sostanza non equivale necessariamente a un chilogrammo di un’altra. Cambiano tossicità, persistenza, mobilità nell’ambiente, dose necessaria ed effetti sugli organismi non bersaglio. Alcuni prodotti moderni funzionano in quantità molto più piccole rispetto a quelli utilizzati in passato. Per questo ridurre semplicemente il peso totale distribuito non significa automaticamente ridurre nella stessa proporzione il rischio.

Dall’altra parte, non trattare non significa necessariamente eliminare un problema. Un vigneto colpito dalla peronospora, un frutteto attaccato da un insetto o un campo invaso dalle infestanti possono perdere una parte rilevante della produzione e, in alcuni casi, anche della qualità commerciale. Un fungo può inoltre produrre tossine oppure rendere il raccolto inutilizzabile pur senza distruggerlo completamente.

La vera domanda, quindi, non è semplicemente: “pesticidi sì o pesticidi no?”

È piuttosto: quanto possiamo ridurne l’uso mantenendo sotto controllo le perdite agricole e sostituendo, quando possibile, i trattamenti con prevenzione, monitoraggio, controllo biologico e tecniche più precise?

È questo equilibrio, molto meno semplice degli slogan, che determina il vero impatto della difesa delle colture.

Tema tratto da “Grandi Numeri, Grandi Impatti – Volume 1: Cibo e agricoltura”, capitolo 02.15 – Prodotti fitosanitari.

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